Il Redentore a Venezia

Pubblicato il da Alberto Anselmi

Dove la chiesa moderna trova la propria forma definitiva
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Chiesa del Redentore a Venezia
Progetto Andrea Palladio


Anno1576-1592
In Italia nel ‘400, ed in particolar modo a Firenze, si guarda all’esempio dell’Antica Roma: Donatello, Ghiberti, Masaccio, Brunelleschi, Alberti ... Tutti vi cercano riferimenti per le proprie opere. Gli architetti, nella fattispecie, provano ad immaginare quale forma avrebbero avuto le chiese se a costruirle fossero stati gli stessi che progettarono il Pantheon, le Thermae o il Colosseo.
Il Pantheon è un ottimo esempio di edificio per il culto, anche se, sfortunatamente, nacque per ospitare riti pagani, senza contare che la sua pianta centrale mal si presta ad accogliere folte adunate di fedeli.
Il Colosseo e le Thermae, al contrario, sono edifici vasti ed articolati, ricchissimi di soluzioni a cui attingere, ma poco adatti come edifici di culto.
È così che gli architetti del ‘400 cercano di mettere assieme questi e molti altri esempi tratti dall’antichità per tentare, poi, di distillarne una chiesa cristiana quale, supponevano, avrebbe potuto essere progettata nell’Antica Roma!
Brunelleschi studiando i ruderi Romani impara a far le cupole, e realizza quella di S. Maria del Fiore: la più celebre cupola della propria epoca. Quando Leon Battista Alberti progetta il tempio Malatestiano a Rimini, ai propri esordi, prende a modello un arco di Trionfo Antico per disegnare una facciata che, pur incompiuta, conoscerà una qualche notorietà. E con l’arco di trionfo ci riproverà, con maggior fortuna, anni dopo, a Mantova, per il suo celebre S. Andrea. Ma è soprattutto la facciata che progetta per S. Maria Novella, decisamente improntata al pronao a forma di tempio del Pantheon, quella a cui guarderanno i posteri; anche se ci vorrà qualche anno prima di metterla a punto compiutamente.


Finalmente, nel Redentore, gli esempi di Thermae e Pantheon vengono fusi con quelli del Colosseo e degli archi di trionfo, assecondando, al contempo le esigenze del culto cattolico; tutto nel rispetto dei canoni proporzionali prescritti dai trattatisti antichi e moderni.


http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/0/04/Chiesa_Redentore_pianta_Bertotti_Scamozzi_1783.jpg/83px-Chiesa_Redentore_pianta_Bertotti_Scamozzi_1783.jpgPianta e sezione del Redentore
La vasta navata del Redentore è adatta ad accogliere un gran numero di fedeli - come richiesto dalle esigenze del culto – ma è coperta da una volta a botte fiancheggiata da profondi contrafforti – come un edificio termale –. In fondo alla navata, oltre l’ampio arco di trionfo, si apre un luminoso presbiterio cupolato, con un monumentale altare al centro ed un esedra di colonne corinzie libere a separarlo dal coro retrostante – ancora una volta ad imitazione di un edificio termale.
Le cappelle laterali – anch’esse voltate a botte, come gli arcovoli dell’arena di Verona o i fornici del Colosseo - sono inquadrate da semicolonne affiancate, su modello degli archi di trionfo - come nel S.Andrea di Alberti – e sono rischiarate da ampie finestre semicircolari tripartite – ricalcate da quelle delle Thermae.


Facciata del Redentore

http://lh6.ggpht.com/-CTrqbP2yx84/SYFgTWOT2yI/AAAAAAAAAVA/07Y1SuWj0d0/redentore.jpgPer il disegno della facciata – sull’esempio di S. Maria Novella – Palladio utilizza un classico frontone – piedritti, trabeazione e timpano, come quello del Pantheon – ma più volte sovrapposto a se stesso.
Il primo frontone pare estendersi per tutta la larghezza della facciata, fino a comprendere le cappelle laterali. A questo si sovrappone un secondo frontone, più alto, corrispondente alla sola navata centrale che, analogamente al Pantheon, è sormontata da una cupola. Ed è per questo che, proprio come nel Pantheon, Palladio aggiunge un attico al frontone centrale!
Un terzo frontone è quello che si sovrappone agli alti contrafforti che, proprio come nelle Thermae, contengono la spinta della volta della navata.
L’ultimo - perfettamente distinguibile nelle sue componenti, colonne, trabeazione e timpano - inquadra la porta d’ingresso.
Più un frontone è prossimo alla scalinata, più la sua ornamentazione è ricca; più un frontone scivola in secondo piano, più la sua presenza si fa discreta: l’arco del portale è incorniciato con semicolonne dai ricchi capitelli scolpiti che reggono un articolato architrave ed un timpano dentellato, analogo a quello realizzato per il frontone della navata; mentre quello che abbraccia l’intera facciata non usa colonne ma soltanto paraste né vi si aprono nicchie o finestre. I contrafforti, l’elemento più retrocesso dell’intera composizione, disegnano un frontone appena abbozzato, con capitelli semplificati all’estremo a segnalare appena i pilastri quasi immerso nella muratura.

Tutti gli elementi che compongono l’edificio - semicolonne, lesene, cornici e trabeazioni – trovano corrispondenza in modelli antichi che Palladio rielabora riuscendo a formulare una soluzione per quei problemi di composizione già posti dall’Alberti e indagati da architetti quali Bramante e Peruzzi, e, soprattutto, riuscendo ad offrire un modello facilmente replicabile per un edificio di culto attagliato alle esigenze controriformiste da poco sancite dal Concilio di Trento (1545 1563).
Anche per questo il Redentore di Palladio - scenografico per la ricchezza di riferimenti, ma severo nelle proporzioni facilmente codificabili, ampio per accogliere i fedeli ma “antico” per la scelta degli esempi – rimarrà per secoli uno tra i modelli di chiesa più imitato e godrà, quindi, di vastissima eco ben oltre i confini di Venezia a d’Italia.


L’osservatorio migliore da cui ammirare la facciata del Redentore è la riva degli Incurabili, sul lato opposto del canale, da cui si riesce a cogliere con un solo colpo d’occhio l’intera facciata che la luce diffusa riflessa dall’acqua consente di leggere nei più minuti dettagli. La facciata, rivolta quasi perfettamente a Nord, non è infatti bagnata dai raggi del sole, con la sola eccezione del giorno del solstizio d’estate in cui la luce dorata del tramonto saluta l’arrivo della bella stagione riscaldando anche la più ieratica delle facciate veneziane.

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