San Marco, la chiesa, la piazza, il palazzo.
I cittadini di Padova e di altre città romane del Veneto che da duecento anni, almeno, cercano rifugio dalle orde barbariche tra le isole della laguna, nel IX secolo hanno dato, ormai, vita ad una vera e propria città: Venezia. In quel secolo la Serenissima Repubblica assume, quindi, la propria fisionomia mentre le sue istituzioni prendono forma e si struttura il suo assetto urbano.
Di quegli anni è anche il conflitto di giurisdizione, fondamentale per la storia di Venezia, tra Aquileia e Grado che si conclude al sinodo di Mantova dell’827 dove il patriarca Massenzio ottiene la conferma del primato del patriarcato di Aquileia in virtù del valore storico e giuridico della predicazione quivi operata da S. Marco.
Ecco che l’anno seguente, nell’828, due cittadini veneziani, Rustico da Torcello e Bono da Malamocco, portano da Alessandria d’Egitto a Venezia proprio le spoglie di S. Marco dopo averle, secondo la tradizione, avventurosamente sottratte agli infedeli.
Alle numerose leggende relative al Santo Evangelista, la cui figura è assai frequente tra le decorazioni dell’intera Basilica, sono interamente dedicati i cicli musivi nei sottarchi delle cappelle di S. Pietro e di S. Clemete, poste a destra ed a sinistra del presbiterio, e della cappella Zen all’angolo sud del nartece. Nel sottarco della cappella di S. Clemente, in cornu epistolae, è narrato, in particolare, il trafugamento del corpo del Santo da Alessandria: Bono e Rustico caricano l’ingombrante fagotto contenete le reliquie del Santo mentre la scritta Kanzir, che in arabo significa maiale, rammenta all’osservatore che i due mercanti, per eludere i controlli dei mussulmani, dissimularono la salma tra pelli di maiale.
Trafugamento del corpo di San Marco da Alessandria d’Egitto, cappella di San Clemente, sec. XII, prima metà
Le reliquie di S. Marco vengono immediatamente prese in custodia dalla Repubblica; e nelle proprie disposizioni testamentarie, il doge Giustiniano Partecipazio, morto nel 829, affida alle cure della vedova, la dogaressa Felicita, la costruzione della cappella ducale in cui custodire le spoglie del Santo Evangelista. È verosimile ipotizzare che all’interno della residenza dei Dogi già esistesse una cappella la cui funzione è, però, soppiantata dal nuovo edificio appositamente eretto per accogliere la spoglie di a S. Marco. La nuova cappella Marco viene costruita tra il Palazzo Ducale, a quell’epoca assai più dimesso dell’attuale, e una chiesa più antica dedicata a S. Teodoro, che verrà, in seguito demolita per far posto ai successivi ampliamenti di S. Marco.
Fondata, dunque, nell’829, la cappella destinata a custodire S. Marco è concepita come una pertinenza del Palazzo Ducale, a cui viene, perciò, affiancata ricalcando in tal modo lo schema già tardo-romano, quindi bizantino, dei Palazzi imperiali, come quelli di Diocleziano ad Antiochia e a Spalato, di Galerio a Salonicco, di Costantino a Bisanzio e di Teodorico a Ravenna, dove, a fianco alla residenza del sovrano e ad essa direttamente collegato, si trova un mausoleo, dedicato, magari, allo stesso fondatore del palazzo.


Piazza San Marco, stato attuale;
Palazzo di Diocleziano a Spalato, Ipotesi ricostruttiva
Il Palazzo Ducale, analogamente, per esempio, all’appartamento imperiale del palazzo di Diocleziano nella vicina Spalato, alloggiava la massima autorità dello stato ma serviva anche a funzioni di governo e di rappresentanza; da entrambi si accedeva direttamente all’adiacente mausoleo del fondatore. Sia a Spalato che a Venezia, edifici adibiti ad ospitare pubblici uffici cingevano un percorso processionale teatro delle cerimonie imperiali, in un caso, e civili-religiose nell’altro. Ecco allora che a Venezia, tra il Palazzo Ducale e la Chiesa di S. Marco, passando in processione per la piazza, all’ombra delle procuratie, si svolgevano la proclamazione e l’incoronazione del doge, si ricevevano gli ospiti illustri, i sovrani ed i capi di stato stranieri.

Gentile Bellini, Processione della Croce in Piazza San Marco, 1496. Gallerie dell’Accademia
La cappella ducale si pone, in tal modo, quale mausoleo del fondatore ideale della città, derivando anche la propria forma da quelle dei mausolei imperiali pagani. S. Marco, che è soltanto cappella ducale, è perciò ben distinta dalla periferica sede del Vescovo che fino al 1807 rimarrà a S. Pietro di Castello. E nonostante, in principio, il santo protettore di Venezia fosse S. Teodoro, come ricorda la statua a lui dedicata, issata su una delle due colonne che transennano la piazzetta verso il bacino, è in larga misura sulle reliquie di S. Marco che la Serenissima costruisce il proprio prestigio, la propria autorità e la propria autonomia nei secoli a venire. Infatti, l’appello a eventi miracolosi che chiamano in causa la volontà divina e coinvolgono le reliquie dell’Evangelista - quali il ritrovamento del corpo, il trasporto a Venezia, la sua collocazione a palazzo - giustifica, secondo i veneziani, la pretesa di acquisire l’eredità spirituale e politica di S. Marco rivendicando, in fine con successo, alla propria città la sede patriarcale che fu di Grado. Se, infine, Venezia riuscirà ad ottenere la cattedra aspramente contesa da Aquileia a Grado, con tutti i vantaggi economici e politici connessi, la presenza del corpo del Santo e le leggende che su di esso si sono tramandate per secoli avranno avuto un ruolo fondamentale. In tal senso l’importanza di S. Marco per la città di Venezia è paragonabile a quella di un fondatore ed il suo culto è, di conseguenza, strettamente intrecciato ai destini politici della Repubblica, mentre il suo posto è accanto al Palazzo, come nella più antica tradizione imperiale romana, tramandata, quindi, a quella bizantina.
Non è, quindi, un caso che il leone alato, simbolo dell’Evangelista, regga tra le zampe anteriori la scritta “PAX TIBI MARCE, EVANGELISTA MEUS” – pace a te Marco, mio evangelista” - ossia la prima parte di una frase che continuerebbe, secondo la leggenda, con le parole “HIC REQUIESCET CORPUS TUUM” - “qui riposerà il tuo corpo”. La predizione divina sarebbe, infatti, stata rivelata a S. Marco mentre, in prossimità della laguna, questi navigava verso Grado; in tal modo Venezia sarebbe stata la prima tappa dell’evangelista, prima, quindi, sia di Grado che di Aquileia.

La traslazione del corpo di San Marco nella Chiesa, Basilica di San Marco, Lunetta del portale di Sant’Alipio 1260-70.

Chiesa dei Santi Apostoli a Costantinopoli, Miniatura del ms. greco 1208, f.3v.
Parigi , Biblioteca Nazionale.
Quando il doge Domenico Contarini promuove l’ultimo e più grandioso rifacimento di S. Marco, nel 1063, la volontà esplicita e documentata di rifarsi alla Basilica dei Dodici Apostoli di Costantinopoli ricalca, non a caso, il medesimo schema impostato dalla prima costruzione iniziata nell’829: anche la Basilica degli Apostoli era un martyrium per la sua dedicazione ed un mausoleo che custodiva le spoglie dell’Evangelista Luca, era una cappella palatina, talché al suo interno c’era un appartamento per il sovrano, ed in essa, infine, la corte imperiale era tenuta a recarsi per molte tra le più solenni cerimonie del calendario liturgico, in particolare per gli anniversari dei sovrani defunti.
La ricerca delle analogie si può ulteriormente arricchire quando si osservi che entrambe le chiese avevano cinque cupole ed un nartece anteposto al braccio occidentale della costruzione, entrambe si affacciavano su una piazza chiusa, nel cortile dei SS. Apostoli si trovava un orologio, come anche sulla facciata di S. Marco, sopra la porta di S. Alipio, finché non venne sostituito dalla torre con l’orologio dei Mori; durante una delle tre ricostruzioni dei SS. Apostoli vennero ritrovate le reliquie perdute di S. Luca, come a S Marco, in cui, nel corso della terza ed ultima ricostruzione, vengono ritrovate le reliquie perdute dell’Evangelista, entrambi i ritrovamenti avvengono l’8 ottobre …